A rivelarlo Tito Micheli, ex dipendente Benelli, ora in pensione, e grande appassionato di caccia alla beccaccia che ha voluto condividere con noi la sua vasta esperienza sul campo.

Ci sono esperienze che rimangono cucite addosso come una seconda pelle per il resto della vita. Come il giorno in cui l’amore della tua vita accetta di sposarti, come la nascita di un figlio o… il giorno in cui decidi di andare per la prima volta a caccia di beccacce e ti rendi conto di essere nato per questo.

È quello che è successo a Tito Micheli, grande appassionato di caccia vagante e di appostamento. Il 23 dicembre del 1980, gli amici Gianni e Tonino lo convincono ad imbracciare il fucile e addentrarsi nell’Appennino umbro-marchigiano per provare una nuova esperienza: vivere il fatidico faccia a faccia con la regina del bosco. È amore a prima vista.

beccaccia.jpg“È difficile rimanere indifferenti di fronte a tanta bellezza. La beccaccia è furba, imprevedibile, sempre pronta a prenderti alla sprovvista e fuggire via, anche se hai trascorso giornate intere nel bosco nel tentativo di scovarla. E quando hai la fortuna – perché di fortuna si tratta – di prenderla, non puoi fare a meno di trattarla con il massimo rispetto: accarezzarla, metterle la testa sotto l’ala e, spesso, lasciarla volare via”.

Da quel giorno, puntuale e pronto come un bambino la sera di Natale di fronte ai regali da scartare, Tito attende l’apertura della stagione venatoria e si prepara ad affrontare la pioggia, la nebbia, i terreni sconnessi, fangosi, scivolosi, i sentieri ripidi, gli spinai. Con un solo obiettivo in mente: cercare Lei.

“Cos’è che differenzia un vero cacciatore di beccacce? L’amore per la sua preda. Mentre ci si appresta a sparare il colpo sarebbe bello poter guardare la beccaccia e accompagnare il suo volo elegante. Purtroppo cacciando nel suo habitat naturale – il fitto del bosco – il cacciatore è costretto a sparare d’istinto e indirizzare la canna del fucile verso un bersaglio che cambia traiettoria e velocità in modo quasi fulmineo”.

tito-micheli-intervista.jpgAnni e anni di esperienza sul campo però hanno insegnato al cacciatore 72enne una grande verità…

“Non esistono tecniche di tiro alla beccaccia. Esisti solo tu, mano salda sull’impugnatura del fucile e dito sul grilletto, pronto a muoverti in una frazione di secondo al suono di un semplice fruscio o di un’improvvisa involata. È tutto così veloce che non hai il tempo di pensare a quale sia la posizione migliore, quale tecnica adottare, quale sia la distanza preferibile. Vado a caccia di beccacce ormai da anni e ho battuto diverse riserve, nell’Appennino ma anche in Croazia e in Bosnia. Qui ho imparato che non è tanto importante conoscere delle tecniche di tiro alla beccaccia, quanto stare attento ai segnali che possono portarti a Lei e alla scelta di fucili per caccia alla beccaccia idonei”.

E a proposito di fucili, Tito Micheli qualche anno fa ha avuto la possibilità di provare un fucile per beccaccia leggerissimo rispetto ai classici fucili. Pensava di aver trovato l’arma perfetta, ma ha dovuto ricredersi.

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“Sono stato alle dipendenze della Benelli Armi per 46 anni. Un giorno ho chiesto di poter fabbricare un fucile molto più leggero – 2,4 kg – perché convinto che potesse facilitare la caccia.

Quando sono sceso sul campo a provare il mio nuovo fucile mi sono dovuto ricredere. In 5 giorni di caccia non ho colpito nemmeno una preda. Così sono tornato alla Benelli e ho ottimizzato l’arma, portandola a 2,760 kg. Da allora non l’ho più abbandonata”.